Profiel van Chiarettaio resto.WeblogLijsten Extra Help

Weblog


    19 mei

    lo faccio anch'io...

    vado via!
    ho osservato Costio Alina che lo facevano e ho pensato "bravi", ché quegli altri lì (come questo e questo) mi sono sempre sembrati più seri... ma pensavo anche "io resto (in qualche modo) ché tanto 'sto blog lo aggiorno così poco".
    e poi però, mi hanno inondato di riferimenti sconosciuti e non richiesti. e allora ho detto "vado".
     
    qui, esattamente; dove per ora, c'è solo tutto quello che c'era già qui: sono troppo nostalgica per voltare le spalle al passato senza un po' di trascinamenti.
    16 mei

    happy together

    Wong Kar Wai ama incorniciare i personaggi. e ama le storie d’amore, quelle tristi.

    in questa c’è tutta la complessità delle storie d’amore che si trascinano. in cui lui (Leslie Cheung) chiede, ma forse solo lui (Tony Leung) ama. la ricerca del rifugio sicuro, la potenza di sentirsi indispensabili.

    e Lui segue questi giochi d'amore prima da lontano, come se li spiasse nell'intimità. poi li osserva in profondità con i primi piani o li imprigiona tra lo sfondo e ciò che lo abita, li rende impotenti, li mette in trappola. e poi li libera, qualche volta. di fronte ad una cascata. o li richiude tra quattro mura.

    l'immagine è carica di umori, di sentimenti, di silenzi. gioca di fotografia e scenografia, d’atmosfera: la saturazione dei colori in questi ambienti con i parati, gli specchi, le luci basse e le coperte di lana ruvida si abbinano perfettamente agli sguardi tristi e persi dei personaggi, alle loro passioni contrastate, represse, al loro dolore lacerante, i loro cuori che sanguinano.

     

    ho davanti agli occhi il rosso che aleggia nell’aria del bar in cui Tony Leung piange nel registratore di Chen Chang. sento sulla pelle l’aria umida del mercato di Taipei e dentro il sollievo del trascinarsi che poi -prima o poi- finisce.

     

    riesce, direi.

    15 mei

    quotes fight

    "Lai Yiu-fai, perché non ricominciamo?"                    
    happy together, Wong Kar-Wai
     

    Free Image Hosting at www.ImageShack.us

     

    "la pretesa di essere amati è la più grande delle presunzioni"
    F.W.Nietzsche
    09 mei

    feff8 e Linda

    sono stata ad un festival immenso. il far east è un sacco di gente e un sacco di oriente. qualche lacrima, qualche sorriso, grandi risate, o fuga dalla sala. bello bello.
    e tra quelli che ho visto, c'è un film che mi è piaciuto assaje e che mi ha convinto a scrivere qualcosa.
    se avessi la costanza che ha qualcuno, nonché la capacità di trovare le parole per scrivere qualcosa su tutti i film che ho visto, sarei ancora più soddisfatta. ma non sono io, quella.
     

    Linda Linda Linda

     

    Al FEFF8 le commedie adolescenziali imperversano. La maggior parte incentrate su le prime cotte o le tecniche di abbordaggio; l’amicizia e i tradimenti; le delusioni, le paure, i ritardi (…), gli errori…

    E poi c’è Linda. Che è giovane, è rock, piace. Ma non è la protagonista.

    Le protagoniste sono quattro -chi più chi meno. E Linda (anzi Linda Linda) è una canzone.

    Che Nozomi, Kei, Kyoko e Song accennano per tutto il corso del film durante interminabili prove, ad improbabili orari  e che infine sparano alla grande sul pubblico (adolescenziale!) del Festival scolastico. La trama è questa, semplice, chiara. Anzi: Linda: incontrarsi, organizzarsi, prepararsi, esibirsi.

    Non ci stupisce, non ci ispira poi neanche tanto. Ci aspettiamo qualcosa di già visto, magari commovente, dal tono un po’ eccessivo.

    E invece no.

    Linda è rock. Perché non è pop.

    Perché il tema è lui, ma il tono cambia.

    A guardarlo bene, Linda Linda Linda è uno sguardo. Perché non è falsamente introspettivo, né descrittivo. Non perché non ci riesca, ma perché non vuole esserlo. Vuole guardare e mostrare senza forzare su stereotipi caratteriali e luoghi comuni.

    E’ un po’ come se lo sguardo del film fosse quello di Song, coreana che il giapponese ancora lo sta imparando e capisce tutto a metà, anche se avida di sapere, di esserci, di capire.

    Così, noi, o meglio, così ciò che il film ci restituisce: litigi non spiegati, desideri tenuti segreti, motivazioni non chieste.

    A qualcuno ricorda Jarmush o Kaurismaki. E senza forzare la mano, credo che si, sia quello il tipo di sguardo di cui parlo. Uno sguardo silenzioso. Una regia per niente eccessiva, di cui qualcuno si lamentava fuori la sala –uno solo tra molti soddisfatti, direi.

    Una regia silenziosa, non vuol dire che non ci sia.

    18 april

    relazioni difettose

    l'amore prevede compromessi. accettazioni. rinunce.
     
    è proprio come dividere un letto non troppo grande.
    quando lui si alza al mattino -sempre prima lui, io stendo le gambe.
    vorrei ricominciare il mio sonno. con più spazio.
    c'è un fatto, però. quando lui non c'è per tutta la notte, io le gambe non le stendo. mai.
    fa freddo da soli.
    28 maart

    condivisioni

    "non credo che il sesso debba essere divertente - il sesso è terribilmente serio, altrimenti non è sexy. e se non c'è una componente peccaminosa, non c'è eccitazione"
     
    Helmut Newton
    03 maart

    per capirci

    "Kafka appariva sempre stupefatto quando gli dicevo che ero andato al cinema. Una volta vedendolo mutar faccia gli rivolsi questa domanda: 'Lei non ama il cinema?'. Kafka rispose dopo breve riflessione: 'A dire il vero, non ci ho mai pensto. Si tratta di un giocattolo grandioso, ma io non lo tollero, forse perché sono troppo visivo. Io vivo con gli occhi e il cinema mi impedisce di guardare. La velocità dei movimenti e il rapido mutare delle immagini ci costringono continuamente a passar oltre. Lo sguardo non s’impadronisce delle immagini, ma queste si impadroniscono dello sguardo e allagano la coscienza. Il cinema mette l’uniforme all’occhio che finora era svestito.' 'Ė un’affermazione terribile' osservai. 'L’occhio è la finestra dell’anima, dice un proverbio ceco.' Kafka annuì. 'I film sono persiane di ferro.'"

    F. Kafka, Confessioni e Diari.

     

    01 maart

    dopo i quizas, you just call

    vi è mai capitato di non vedere una persona per più di un mese?
    anzi no.
    vi è mai capitato di incontrare improvvisamente una persona e finire col condividere con lei almeno sei giorni su sette per tre lunghi anni e poi d'un tratto non vederla per più d'un mese?
    vi è poi capitato di sapere che l'avreste rivista e di essere un po' pessimisti e con aspettative molto basse? con l'idea che fosse meglio rallentare gli entusiasmi?
    e vi è invece inaspettatamente capitato che l'incontro fosse tanto romantico da farvi dimenticare le assenze e le attese?
    bhé volevo dirvi: vi è mai capitato di tornare a credere in qualcosa?
     
    a me si.
    05 februari

    un sabato sera

    non mi piace stare in prima fila, né parcheggiare "a criminale".
    non mi piace dover aspettare che qualcuno torni.
    mi piace vivermi le persone.
    mi piacciono le magliette a righe e i primi approcci.



    29 januari

    brokeback mountain

    forse è per questo che mi piace il cinema. perché ci sono film che mi paralizzano. mi bagnano gli occhi e mi fanno singhiozzare. non sono certa che questo film abbia buoni attori, una sceneggiatura perfetta, una regia che gioca molto sugli sguardi e i primi piani, una splendida fotografia. ho pensato a tutte queste cose, ma è stato un attimo. poi, mi sono persa e ho smesso di guardare. perché questo è il cinema che ti impedisce di guardare, che sfrutta le sue doti per creare empatia, per farti piangere ancor prima della fine, perché sa suggerirti lungo tutto il percorso che sarà drammatico e che se ci caschi, continuerai a pensarci anche il giorno dopo.
    questo faccio io, oggi. ci penso. e quando non penso agli abbracci così veri e intensi e non penso allo sguardo comprensivo e addolorato della madre, penso che bisogna godersi tutto, sempre, per non avere mai rimpianti.
     
    03 januari

    Monika

    "C'est le plan le plus triste de l'histoire du cinéma". Godard

    11 december

    esploro

    chi mi conosce e si imbatte in queste pagine si domanderà quando sono diventata un'appassionata di fotografia.
    forse non lo sono diventata. cioè: probabilmente, continuo a non esserlo. esploro.
    tutto è cominciato con la consapevoleza che, per citare Serena, "è tempo di blog...". di fronte all'indecisione per la scelta di pensieri in parole, ho cominciato a riscoprire vecchie foto per cominciare a pubblicare almeno pensieri in immagini.
    quello che ho riscoperto è stato così piacevole!
    cosciente del fatto che probabilmente sfocerò in triti e ritriti luoghi comuni, devo dirvi quello che ho sentito: il ritorno delle emozioni, e non conta se vere o immaginate, la sensazione è stata quella del ritorno.
    ho trovato foto in cui immortalati erano anche gli stati d'animo. in quante ci sono persone che ho smesso di vedere o anche ho smesso di sentire vicine. eppure guardandoci, è stato come se tutto il dopo non ci fosse mai stato.
    e poi, di lì alle foto d'autore che ci hanno in qualche modo emozionato (...) il passo è stato breve. ho ripreso in mano Doisneau, ho cercato di chi fosse la citazione "porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore" e ho trovato Cartier-Bresson, e poi sono stata al Forma e ho fatto un giro nella storia della fotografia.
    questo è quanto. forse finirà domani. speriamo di no.

    08 november

    molte domande. poche risposte

    bisogna decidere in cosa credere. ma si può decidere in cosa credere? esiste il momento razionale della decisione? o forse è solo l'apice di una costruzione velatamente inconscia?
    a cosa penso? a qualcosa che ha dell'adolescenziale. non alla fede o a qualche alto principio morale, ma a quelle anime gemelle che altro non sono che un'anima sola che la vita sul nascere separa.
    ma ci crediamo? o valutiamo la più terrena possibilità del costruire? se costruire significa modellarsi a fatica sull'altro, ne converrete che l'idea di poter evitare tale fatica sia allettante. quindi sorge l'interrogativo: costruire o aspettare quella metà perfettamente coincidente? in cosa decidiamo di credere? e soprattutto, finora cosa abbiamo fatto? potremmo aver intrapreso la strada del cambiamento-per-amore e improvvisamente domandarci: e se quell'anima esistesse ed ora non ci riconoscesse più!? o potremmo, invece, aver atteso e atteso e respinto ogni tentativo di costruzione, ed ora trovarci con un pugno di mosche e senza nulla all'orizzonte.
     
    io sono un po' "ingorda" e materialista e so di aver scelto la costruzione, ma solo ora penso a qual era l'alternativa -sapete quindi qual è la domanda un po' romantica che mi sono posta, oggi. ma ce n'è anche un'altra sulla giustezza (ma direste così?) di quei cambiamenti. credo che nasca tutto da lì: dal dover dare delle risposte a me, diversa.
     
    dunque mi chiedevo se, posti dinnanzi alle due alternative, si potesse avere la forza di decidere in cosa credere. perché un conto è la scelta e un conto la decisione razionale. fossi in voi ci proverei. io ci sono già dentro fino al collo. ma ci sto bene. non so se l'ho scelto, ma questa storia dell'anima gemella non mi convince. e così alla domanda mi sono anche risposta.
    04 november

    bastava cercare

    "(...) Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà convergono per captare la realtà fugace; a questo punto l'immagine catturata diviene una grande gioia fisica e intellettuale. Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. E' porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. E' un modo di vivere.(...) Il tempo corre e fluisce e solo la nostra morte riesce ad afferrarlo. La fotografia è una mannaia che coglie nell'eternità l'istante che l'ha abbagliata."

    Henri Cartier-Bresson

    forse perché qualcuno mi ha detto che non posso non "fotografare" se amo il cinema -certo discutibile... o forse perché ho trovato delle foto che mi emozionano tanto nonostante il tempo e poi sicuramente perché io e la mia amika abbiamo ad una certo punto incontrato quella (...) frase.

    si avvicinano le stelle

    dopo una bella giornata di belle persone, una stella cadente fuggita dal mucchio mi fa sorridere di soddisfazione. perché non me l'aspettavo. come non mi aspettavo di passare questi mesi a milano e non mi aspettavo di riuscir pian piano a farmi una ragione delle cose brutte. mi aspettavo, è vero, che in quel posto che sappiamo noi si mangiasse un po' meglio. mi aspetto continuamente carinerie che a volte vengono e a volte no. ma soprattutto, mi aspetto che mi vengano delle idee e che, alla terza tornata, milano sia meno ostica .
    parto. continuo a testare la grande città e da lì, poi vi parlo delle foto...
    28 oktober

    già mi piace

    e questa è per le prime commentatrici -o capere per chi preferisce...
    27 oktober

    gioco con gli elenchi e aggiungo ogni quarto d'ora una nuova informazione -piccola informazione- su chi sono, che faccio... in realtà sto ancora decidendo se fa per me o no: una sorta di diario pubblico che, lo so,  non deve per forza essere un diario ma che nelle mie mani non tarderebbe a diventarlo.
    però potrebbe essere divertente. perché ho avuto dei diari, ma ho sempre immaginato qualcuno dall'altro lato a cui rivolgere i miei pensieri -le mie parole, e sempre qualcuno di concreto, un amico, un'amica, un fidanzato. quindi forse il feedback è quello che ci vuole.
     
    continuo a pensarci
     
     
    *